C’era una volta, in un paese lontano lontano, un bellissimo bosco con alberi dai fusti alti e dritti con chiome folte. Il silenzio regnava e i raggi del sole, che filtravano tra le fronde degli alberi, regalavano luce e calore ai suoi piccoli abitanti.
Era il bosco della Primavera: un’oasi felice abitata dai folletti.

I folletti erano piccole creature alte quanto una matita, esili o grassottelle, dalla pelle bianca come la luna, gli occhi verdi come l’erba di un prato e le orecchie appuntite come uno spillo. Tutti portavano un cappello realizzato con le pigne che cadevano dagli alberi e indossavano vestiti creati con le foglie. Abitavano all’interno degli alberi e le loro case erano arredate con singolare maestria. Infatti, i folletti erano abili inventori, architetti, imbianchini, falegnami: sapevano fare tutto.
Erano amici di tutti gli animali presenti nel bosco della Primavera e amavano giocare con loro. Regnava un clima favoloso, tutti si adoperavano per tutti, nessuno era turbato e vivevano tutti in armonia: se un animale era in difficoltà, i folletti erano i primi a soccorrerlo e ad aiutarlo.
Un brutto giorno però, un mago arrogante e superbo, il Mago delle Nevi, passò vicino al bosco; stanco di camminare, si fermò a riposare, si sedette ai piedi di un albero e si addormentò. Il mago, per il suo caratteraccio, era stato allontanato dal suo villaggio.

Mentre dormiva passarono di lì alcuni folletti che, incuriositi da quella strana e grande figura, si avvicinarono per osservarla meglio.
<<Oh guarda! Sembra un gigante>> dicevano mentre gli giravano intorno.
<<Sarà cento volte più alto di noi, come la grande montagna!>> gridavano misurando la sua lunghezza con i loro piccoli piedini.
Ma un folletto sbadato gli pestò la lunga barba bianca ed il mago di soprassalto si svegliò:<<Chi osa svegliare il più grande e potente mago che si possa conoscere?>> tuonò.

I folletti, tremando spaventati, cercarono di scappare, ma invano e il mago li catturò.
<<Chi siete?>>
<<Siamo i folletti del bosco della Primavera e abitiamo qui da millenni>> risposero tremanti.
Il mago delle nevi osservò il bosco: era proprio bello!
<<Mi piace! Ora tutto questo sarà mio.>>
<<Ma noi? Dove andremo noi?>> replicarono i folletti. <<Qui ci sono le nostre case, tutte le nostre cose e i nostri amici!>>
Il mago non si intenerì: a lui non interessavano tutte quelle chiacchiere.
<<Voi avete osato disturbare il mio sonno e io mi prenderò tutto quello che vi appartiene.>>
Così dicendo il mago cominciò a pronunciare una formula magica e subito dopo soffiò tanto forte che dalla sua bocca uscì dell’aria gelida che congelò tutto il bosco. I folletti scapparono veloci e riuscirono appena in tempo ad entrare nelle proprie case. Le porte si chiusero alle loro spalle e il vento le sigillò coprendole con uno spesso strato di ghiaccio, lo stesso che aveva coperto tutto.

Gli alberi diventarono grigi, sembravano pietrificati. Tutta la natura, all’improvviso, si fermò. Neppure il caldo sole riusciva a sciogliere tutto quel ghiaccio.
Alcuni animali, che si trovavano ai confini del bosco, si riuscirono a salvare, poiché erano di ritorno dalla Collina Fiorita, dove erano andati a raccogliere ramoscelli. Quando videro il loro bosco così immobilizzato dallo spesso strato di ghiaccio, cominciarono a piangere e lasciarono cadere tutto ciò che avevano raccolto.
Lo scoiattolo Lello, asciugandosi le lacrime, disse: <<I folletti moriranno di freddo intrappolati nelle loro case. Dobbiamo aiutarli!>>
<<Ma siamo piccoli e troppo pochi!>> replicò la lepre Lulù. <<Non possiamo farcela!>>
Cominciarono a pensare e pensare e pensare, finché il riccio Ciccio esclamò: <<Ho trovato! Dopo la Collina Fiorita c’è la casa del folletto Jack. Nei suoi libri di magia lui saprà trovare una soluzione.>>
Il folletto Jack sapeva un sacco di cose e di storie, aveva così tanti libri da non sapere quanti fossero o dove metterli: erano ovunque, persino sotto il tavolo o soprail letto.
Gli animali raccolsero i ramoscelli che avevano fatto cadere e di corsa si misero in cammino verso la casa del folletto Jack.
Quando arrivarono alla casa del folletto, cominciarono a chiamarlo a gran voce, bussarono alla porta d’ingresso, ma nessuno rispose. Provarono e riprovarono, ma niente: sembrava che nessuno vi abitasse. Ma all’improvviso una flebile luce si accese. Il folletto riuscì a grattare via un po’ di ghiaccio dalla finestra, la aprì e vide gli animali che lo chiamavano.

Li fece entrare ed essi, finalmente al riparo dal freddo, raccontarono a Jack che il bosco della Primavera era tutto coperto di ghiaccio. Il folletto a quelle parole e alla disperazione degli animali cominciò a cercare tra i suoi libri. Sembrava che tutto d’un tratto anche i libri avessero preso vita, gli animali videro volare fogli e ancora fogli. Sembrò un tempo lunghissimo, Jack sapeva che aveva la formula magica per spezzare quello che sembrava un incantesimo, ma non riusciva a trovarla. Si fermò, tornò alla finestra, guardò nuovamente tutto quel ghiaccio e sconsolato disse: <<Cari amici, non riesco a trovarla. Non posso aiutarvi>>.
Gli animali cominciarono a piangere, finché il folletto Jack si ricordò di una cosa: <<Ecco chi ha preso quel libro, ma se l’acchiappo… Un po’ di tempo fa, prima che mi addormentassi, è entrato in casa, il corvo grigio della Maga Nervina, io l’ho cacciato e mandato fuori di casa e mi è sembrato di vedere che avesse nel becco un libro. Credo che possa essere quello che serve a noi!>>. Prese un binocolo da un cassetto e disse: <<Andate verso la pianura dei Laghi e quando inizia la collina dei Sempreverdi troverete lì una fessura nella roccia: è il nido del corvo grigio. Non c’è tempo da perdere, tornate qui al più presto, lasciate i ramoscelli!>>.

Gli animaletti, a quelle parole, si rinfrancarono e iniziarono a correre e correre e correre. Scesero dalla collina Fiorita, passarono la pianura dei Laghi e trovarono la fessura. Quanto era buio lì dentro! Per fortuna, scovarono subito il libro ma non lo trafugarono, anzi lo chiesero con educazione a quel corvo guardingo che stranamente, con altrettanta educazione glielo lasciò prendere. Ringraziarono e in un batter d’occhi fecero ritorno alla casa di Jack.
<<Ho trovato!>> esclamò il folletto dopo aver sfogliato il libro. <<Si! Ho trovato la formula. Amici animali per questo incantesimo ci servirà una tela sottilissima che dovrà ricoprire il bosco. Quindi, andate a chiamare i ragni: fate presto perché tra due giorni sarà troppo tardi e tutto resterà così come lo vedete ora!>>
Gli animali senza dire parola iniziarono a cercare i ragni. Ne trovarono migliaia e migliaia, subito iniziarono di buon grado a filare. Le loro zampette intrecciavano veloci il filo sottile. Filarono per ore e ore e all’alba del secondo giorno ognuno aveva fatto la sua tela sottile e impalpabile, lo scintillio delle tele esposte al flebile sole le rendeva tutte magnifiche.

Jack, però, non sapeva come mettere insieme quelle tele, ma soprattutto non sapeva come adagiarle sul bosco. Provò a pronunciare una formula che trovò su quel foglio: <<Enoliuqa!>> e improvvisamente tutto iniziò a prendere vita: i ramoscelli che gli animaletti avevano recuperato pochi giorni prima si attaccarono alle tele e arrivarono tantissimi uccellini che con le loro piccole zampette le fecero alzare. Ogni singola tela come per magia si unì all’altra diventando un enorme aquilone che fluttuava leggero nel cielo.
<<Wow!>> esclamarono gli animali sbalorditi alla visione di quell’aquilone alto nel cielo.
Gli uccellini guidarono abilmente l’aquilone fin sopra il bosco e solo allora mollarono la presa.
Lo stupendo aquilone, per l’assenza di vento, scese pian piano e circondò tutto il bosco delicatamente; fu allora che come d’incanto il ghiaccio si sciolse e nel bosco poté tornare la primavera e con essa il sorriso sul volto dei suoi abitanti.

Da quel giorno, ad ogni risveglio della primavera, i folletti fanno volare in cielo degli aquiloni per celebrare l’accaduto. Tutti ammirano il passaggio di quelle vele preziose, che ricordano come nel Bosco della Primavera la libertà era tornata grazie all’impegno di tutti.

E c’è chi dice che quando la primavera tarda ad arrivare e il freddo gioca ancora a rincorrersi col vento si veda sulla collina poco lontano dal bosco un omone dalla folta barba bianca e dal sorriso dolce. Somiglia vagamente a qualcuno ormai dimenticato ed è tutto intento a far volare un grande aquilone su cui brilla un sole splendente: un invito al calore a tornare e un segnale che, nel bosco, nessuno è mai davvero solo.

LA MUCCA LOLA
