Aquilonisti Eolo Gubbio

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Una fiaba per i più piccoli

La stoffa magica

C’era una volta, in un paese lontano lontano, il regno di Nonsodove. Era un luogo grande e bello dove tutti conducevano una vita normale e felice. Ma un giorno, una strega cattiva gettò su quel regno un terribile incantesimo che lo trasformò in un posto grigio e nero. Tutto era grigio, i prati, i fiori, le piante e l’acqua, gli animali e perfino le persone. I bambini erano sempre tristi e mogi; non sapevano nemmeno che cosa volesse dire giocare con la palla, correre sui prati, raccogliere i fiori e se ne stavano rinchiusi nelle loro case… Così passavano il loro tempo soli soletti. Ma un bel giorno, una fata che amava tanto i bambini e che cercava da millenni di aiutarli, trovò in un vecchissimo libro quello che faceva per loro. Prese un bellissimo pezzo di stoffa arancione piccolo e sottile, lesse la formula magica e passandolo sul palmo della sua mano lo inviò nel regno di Nonsodove. Questa stoffa era visibile solo agli occhi innocenti dei bambini, era magico. Dopo molte peripezie, e aiutato dal vento, il pezzo di stoffa arrivò in quel regno ed entrò dalla finestra nella camera di Marco. Il bimbo non riusciva a capire cosa fosse entrato, era talmente diverso dalle cose che conosceva. Aveva molta paura ma, facendosi coraggio, si avvicinò piano piano e lo raccolse. La stoffa cominciò a ridere e il bimbo, sempre più spaventato, gettò quella strana cosa per terra. Ma la stoffa parlò: << Ehi cosa fai?>>. << Ma chi parla?>> replicò il bimbo tutto tremante. <<Sono io, guarda quaggiù, a terra, sono venuta per aiutarti>>. Marco si avvicinò, la raccolse e disse: <<Ma cosa c’è di strano? E poi perché mi devi aiutare?>>. Il pezzo di stoffa raccontò al bimbo la sua storia e gli propose: <<Ora strofinami e sali su>>. Marco, un po’ diffidente,  strofinò la stoffa. Quella si ingrandì, il bimbo si mise seduto e quel bel pezzo di stoffa iniziò a volare nella sua stanza. Si diresse verso la finestra e volarono insieme nel cielo sconfinato. Marco si sentiva bene, provava una strana sensazione… stava per ridere. Non sapeva cosa volesse dire ridere, essere felice, eppure era ciò che stava per provare. Il pezzo di stoffa si diresse verso la casa della fata. Dopo aver lasciato il regno di Nonsodove, mentre volteggiavano nel cielo, il bambino guardava con gli occhi sgranati il paesaggio sottostante. Era magnifico, tutto era colorato e splendente. Dopo il lungo viaggio arrivarono a destinazione e la stoffa disse: <<Ora devi andare da solo, la fata ti sta aspettando: ha qualcosa di importante da dirti>>. Marco scese e bussò alla porta. Questa lentamente si aprì e dentro c’era una fata meravigliosamente bella… Era alta, bionda e con gli occhi celesti; aveva lo sguardo dolce, indossava un vestito rosa che le arrivava fino ai piedi <<Ciao, tu devi essere Marco, il bimbo prescelto>>. Il bambino pensò: <<Ma come, conosce il mio nome?>>. La fata rispose: <<Si, io conosco i nomi di tutti i bambini, e siccome vi voglio bene, ora ti affido una missione. Ritorna nel regno di Nonsodove e porta con te questi fili. Quando sarai arrivato, scendi dal pezzo di stoffa e prendila. Annoda questi due fili ai vertici della stoffa, poi prendi il filo più lungo e annodalo al centro dei fili corti, un’estremità tienila con la tua mano. Il resto non te lo posso svelare, scoprirai da solo cosa succederà. Ora vai, non c’è tempo da perdere altrimenti l’incantesimo non si avvererà>>. Il bambino salutò la fata e si diresse verso il pezzo di stoffa; si mise seduto ed iniziarono il viaggio di ritorno. Un dolce vento li aiutò ad arrivare prima. Giunti nel regno di Nonsodove, il bimbo con un salto scese dalla stoffa ed iniziò a fare quello che la fata gli aveva ordinato: annodò due fili ai vertici della stoffa, poi prese il terzo, quello più lungo, e lo annodò al centro dei fili corti; poi prese l’estremità del filo lungo e quel pezzo di stoffa iniziò ad alzarsi in alto. Il vento soffiò, e la stoffa si librò nel cielo come una libellula, somigliando al pennello di un abile pittore che inizia a colorare la tela bianca. Quel misero pezzo di stoffa si era trasformato in un meraviglioso aquilone. Ma la strega cattiva si accorse che a Nonsodove stava accadendo qualcosa di strano… Prese la sua scopa e si avviò verso quel regno. Quando arrivò vide quell’aquilone che volteggiava e disse: <<Vi siete dimenticati di me?!?!>> . Prese il suo mantello nero e lo buttò in cielo: l’aquilone nero si avvicinò a quello arancione cercando di atterrarlo. Marco non ce la faceva a tenerlo da solo quindi si mise a gridare: <<Forza bambini, venite ad aiutarmi... Sconfiggiamo questa brutta strega!!!>>. Tutti i bambini corsero ad aiutare Marco, tenendo la corda con tutta la forza che avevano. Ma la strega non si dava per vinta; pronunciava formule su formule per atterrare l’aquilone buono. Quelle piccole mani, tutte insieme ancorate al cavo, riuscirono a sprigionare la grande forza dell’ unione, contrastando colpo su colpo gli attacchi della perfida strega. Dopo una lunga lotta, i bambini riuscirono ad avere la meglio. L’aquilone nero cadde a terra e la corda si arrotolò attorno al collo della strega cattiva che morì. Nel cielo si formarono tante stelline colorate, rosse, blu, gialle, verdi, celesti, rosa,… che ricadevano al suolo dipingendo magicamente tutto quello che incontravano. Tutti gli abitanti del regno guardavano sbalorditi ciò che stava accadendo, le stelline affievolendosi donavano ad ogni cosa il proprio colore, un fiume con mille e mille sfumature aveva avvolto dolcemente Nonsodove, il sole, le nuvole, le colline, le case ora erano magnifiche, i bambini tornarono a giocare liberi nei prati, ad assaporare la gioia di correre, di saltare, di raccogliere i fiori, di arrampicarsi, ma soprattutto di divertirsi con quel simpatico pezzo di stoffa. Fu così che grazie all’aquilone la felicità tornò  a regnare  a  Nonsodove.

 

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